Pubblica amministrazione - Domicilio, residenza, iscrizione anagrafica della persona senza fissa dimora



 

Il quesito tratta "la residenza anagrafica"
La mia residenza in data odierna,risulta in una casa dove sono proprietaria al 50%"comunione dei beni,tra me ed il mio ex marito.Oggi sono separata e non avendo mezzi sufficienti economici per sostenere le dovute spese per avere un'unita abitativa e a qualsiasi titolo,mi sono domiciliata presso l'abitazione di mia madre.Il mio domicilio presso suddetta abitazione è cominciato dal momento in cui è cominciata la mia separazione(circa novembre 2007).Ho tre figli minori,dove una figlia di tre anni in separazione ,èstata affidata a me ,mentre gli altri due di 9 e 12,sono in affidamento congiunto.L'Autorità Giudiziaria competente,ha stabilito che ,la casa venisse usufruita dal padre ,perchè quest'ultimo colui che pagava il mutuo ed ero io ad essermi alloggiata da mia madreall'atto in cui non vi erano piu modi per poter vivere serena ,e ed in particolare i nostri figli.Ma il vero quesito nasce oggi.Mi trovo L'Autorità Comunale che ho su pressione del mio ex ,ho perchè previsto dalle normative vigenti,mi vuole obbligare a togliere la residenza dalla mia casa pur avendo eletto il domicilio presso mia madre,per le questioni citate e non solo ,se non la tolgo io,me la mettono loro dove sono domiciliata ,anche se chi mi ospita oggi,per mille motivi suoi, non è corrisposta ad avere altre persone nel proprio stato di famiglia o residenza.
Quindi, chiedo alla S.V.un riscontro in materia ed anche eventuali suggerimenti.
In attesa di un vostro riscontro,anticipatamente ringrazio.

 

RISPOSTA



Innanzitutto una breve premessa di carattere normativo: occorre delineare la definizione giuridica di residenza e domicilio.

La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale.
Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi.

Gli organi competenti del Comune sposteranno d'ufficio la tua residenza nell'unità abitativa, dove è attualmente il tuo domicilio, in quanto, dal 2007 ad oggi, hai dimorato con continuità presso tua madre e non nell'appartamento, acquistato in comproprietà con tuo marito. Il Comune ha perfettamente ragione e la sua richiesta è conforma al provvedimento del giudice, emesso in sede di separazione dei coniugi e, soprattutto, alla realtà dei fatti.
Se dimori abitualmente presso tua madre e non hai la possibilità di dimostrare il contrario, non puoi opporti alla decisione del tuo Comune.
Non conosco i motivi per cui tua madre non intende avere altre persone nel suo stato di famiglia; a mio parere, non sussistono effetti giuridici negativi, nei confronti di tua madre, dal tuo spostamento di residenza.
Ad ogni modo, riuscirei ad esserti maggiormente d'aiuto, se mi illustrassi i "mille motivi" per cui tua madre si oppone al tuo spostamento di residenza; potremmo trovare una soluzione.
Attendo uteriori chiarimenti.

 


 

 

In seguito alla risposta da lei pervenuta,vorrei esprimere meglio alcuni fattori.Premetto che,non mi sento di dire e dichiarare di aver "la dimora abituale"presso mia madre,se non chè ,al momento al quale spetta a me l'affido dei bambini;quindi è una vera e propria comodità mia ,proprio perchè non avendo sufficienti mezzi economici ad avere una mia casa,come lei ben sà,rimane molto importante far avere un quadro casa ai bambini. Preciso che,dal 2007 dopo aver intrapreso la via della separazione ,per non essere sottoposta ancora a continue malefatte ed in particolare per non fare più assistere ai bambini alle ormai continue discussioni ed altro,ho dovuto in v ia provvisoria alloggiarmi nuovamene da mia madre ed altri.Quindi dal 2007 ad oggi,la mia vita e un vagabondare unico,da una casa all'altra ,tra i miei quattro fratelli ed ancora una sorella oltre che la citata madre.A riguardo mia madre,è una persona invalida,con una pensione di reversibilità perchè vedova ,assistita dai vari enti assistenziali medici ed anche fiscali;allora perchè lei dovrebbe per comodo di qualcuno perdere quanto sudato per avere? se lei è la intestataria del contratto d'affitto e con il suo reddito,qual'è la legge che autorizza altrui a far prendere la residenza nella sua casa contro la propria volontà?Infine se mia madre prima di quel punto ,lascia l'appartamento e si mette a vagabondare anche lei ,dove mi eleggono la residenza?

 

RISPOSTA



Le ulteriori informazioni che mi hai dato, hanno chiarito i miei dubbi, in merito alla tua situazione; hai perfettamente ragione !!! Ti dirò di più: gli organi del Comune hanno abusato del loro potere, rivolgendoti una richiesta illegittima e contraria alla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Se è vero che il Comune ha diritto di cancellare d'ufficio la tua residenza dalla casa acquistata in comproprietà con tuo marito, in quanto la stessa non rappresenta più la tua dimora abituale (tu non hai una dimora abituale), non può tuttavia obbligarti a dichiarare la tua residenza presso l'abitazione di tua madre. E' un abuso ai limiti del penale !!!

La legge, le circolari del Ministero dell'Interno e la giurisprudenza hanno da sempre riconosciuto il diritto delle persone senza fissa dimora all'iscrizione anagrafica; tali persone eleggono semplicemente il domicilio in un Comune, senza risultare residenti presso una specifica abitazione. Si tratta esattamente del tuo caso.
La tesi giuridica che ti propongo è confermata peraltro, dal regolamento anagrafico della popolazione residente, approvato con D.P.R. 30-5-1989 n. 223 e dalla legge n. 1228 del 1954.

Tutti gli ufficiali d’anagrafe dovrebbero infatti conoscere almeno l’articolo 1 della legge 24.12.1954, n. 1228 che dispone testualmente:

“Nell’anagrafe della popolazione residente sono registrate le posizioni relative alle singole persone, alle famiglie ed alle convivenze, che hanno fissato nel comune la residenza, nonché le posizioni relative alle persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel comune il proprio domicilio, in conformità del regolamento per l’esecuzione della presente legge”.

Altrettanto chiaro è l’art. 1 del regolamento, approvato con DPR 30.5.1989, n. 223, che ripete lo stesso identico principio, espresso dalla legge anagrafica, senza aggiungere altro.

La circolare del Ministero dell’Interno del 29 maggio 1995, n. 8 afferma che

“La richiesta di iscrizione anagrafica, che costituisce un diritto soggettivo del cittadino, non appare vincolata ad alcuna condizione, né potrebbe essere il contrario, in quanto in tal modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale in palese violazione dell’art. 16 della Carta costituzionale”.

E' stata la giurisprudenza, infine, a configurare l’iscrizione anagrafica come un diritto soggettivo assoluto della persona fisica.
Sul punto specifico, riguardante il diritto all’iscrizione delle persone senza fissa dimora, si è espressa con estrema chiarezza la sentenza n. 10257 del 2.6.2003 del Tribunale di Milano.
La sentenza è relativa proprio al ricorso di un cittadino che aveva presentato domanda di iscrizione all’anagrafe del comune di Milano, avendo ivi stabilito il proprio domicilio quale persona senza fissa dimora, e al quale il comune aveva negato l’iscrizione anagrafica. Ebbene il Tribunale afferma testualmente:

“Deve innanzi tutto ritenersi che nel caso di autorizzazione all’iscrizione all’anagrafe si è in presenza di un’attività vincolata ab origine, priva di alcun potere discrezionale attribuito all’amministrazione, se non di carattere meramente interpretativo. Il Comune, quale ufficiale del Governo, è tenuto esclusivamente a dare applicazione alle norme regolanti la materia, sicchè in capo al cittadino richiedente che ha eletto esclusivamente il domicilio, sorge un diritto soggettivo all'iscrizione anagrafica quale persona senza fissa dimora".

Il Giudice del tribunale di Milano si spinge anche oltre, fino a stabilire la colpa grave dell’Ufficiale d’anagrafe che ha negato l’iscrizione della persona senza fissa dimora; leggiamo infatti: “Il rigetto della domanda di iscrizione all’anagrafe deve nel caso di specie considerarsi non scusabile, vista la sussistenza dei presupposti per l’accoglimento, a facile accertabilità degli stessi e la mancanza di discrezionalità nell’ambito del potere puramente certativo della PA”.
Logico, date le premesse, che la sentenza abbia poi disposto l’accertata lesione del diritto soggettivo alla tempestiva iscrizione all’anagrafe comunale del ricorrente, oltre al riconoscimento di una congrua somma a titolo di risarcimento.

L'ufficiale d'anagrafe del Comune di Milano avrebbe potuto negare l'iscrizione della persona senza fissa dimora, soltanto se avesse accertato un'effettiva dimora abituale della stessa !!!

In estrema sintesi:
1) Il Comune ha diritto di cancellare d'ufficio la tua residenza dalla casa acquistata in comproprietà con tuo marito in quanto la stessa non rappresenta la tua dimora abituale (tu non hai una dimora abituale).

2) Il Comune non può obbligarti a dichiarare la tua residenza presso l'abitazione di tua madre in quanto non hai una dimora fissa.

3) L'ufficiale d'anagrafe deve iscriverti nei registri, come una persona senza fissa dimora che ha eletto soltanto il suo domicilio presso l'abitazione della madre.

4) In caso di rifiuto dell'Ufficiale d'anagrafe, devi rivolgerti ad un avvocato per proporre ricorso al Tribunale competente: il giudice condannerà il Comune all'iscrizione come persona senza fissa dimora (condannerà inoltre, il Comune a risarcire il danno cagionato al tuo diritto soggettivo).

Ritengo che gli impiegati del Comune non conoscano molto bene le leggi e la giurisprudenza che ho citato nella mia mail; ti consiglio pertanto di fare presente il contenuto normativo della mia risposta all'ufficiale d'anagrafe del tuo Comune. Sono sicuro che tutto si risolverà per il meglio.
In caso di rifiuto di iscrizione come "senza fissa dimora", da parte del Comune e di assenza di un tuo ricorso al Tribunale (se non hai intenzione di sostenere le spese legali di un avvocato, ad esempio) risulterai sempre domiciliata presso tua madre ma, ai fini della residenza, sarai irreperibile (in concreto, per te non cambierebbe nulla !!!).
Ripeto: nessuno può obbligarti a dichiarare il falso ossia la circostanza che dimori abitualmente presso tua madre !!!

Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.

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