Discordanza dei figli modalità assistenza genitori





Siamo tre sorelle di 60 -56 -52 anni. Io sono la maggiore.
Nostra madre novantenne è stata portata in casa di riposo un anno fa. Eravamo tutte d'accordo. Andavamo a trovarla tutti i giorni, fino al 28 febbraio 2020 che è cominciato il blocco per coronavirus e non hanno fatto entrare più nessuno. Dopo varie discussioni animate fra noi sorelle, le altre due, hanno riportato mia mamma nella sua abitazione, con la badante. io ho sempre espresso contrarietà, in quanto vedevo la gestione troppo difficile dato che non cammina più, parla ma non si capisce, è affetta da una malattia neurodegenerativa. Ho sempre detto loro che non mi sentivo di occuparmi in quanto ho problemi di salute e problemi miei, e avrei voluto che rimanesse in RSA. Da quindici giorni è tornata a casa, stanno constatando che la gestione è complicata e mi fanno pressione perchè anche io collabori, anche se prima sembrava facessero tutto loro (con l'aiuto di varie persone a pagamento).
- Chiedo che cosa dispone la legge in caso di discordanza della cura dei propri genitori.
- Chiedo se vincono le decisioni della maggioranza dei figli
- Chiedo se possono usare i risparmi della mamma, per la sua assistenza, come credono senza interpellarmi.
in attesa del Vostro riscontro , anche per il pagamento, ringrazio e saluto cordialmente.

 

RISPOSTA

 

Penso che sia il caso di iniziare la presente consulenza, con alcune premesse necessarie per avere un sintetico quadro giuridico della situazione.
Non esiste una sola norma di legge che impone al figlio l'assistenza “in presenza” del proprio genitore. Il figlio potrebbe non essere in condizione di assistere personalmente il genitore per motivo di salute, oppure potrebbe risiedere a centinaia di chilometri dalla residenza di suo padre o di sua madre.
Il Codice Civile prevede che "chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento" può chiedere ed ottenere gli alimenti (art. 438 C.C.) a diverse persone, tra cui espressamente anche i figli (art. 433 C.C.). Cosa sono gli alimenti? In pratica si tratta di un sostegno economico che la legge riconosce a chi (non solo gli anziani) si trova in particolari condizioni.
Nell'ipotesi di disaccordo tra i figli, circa le modalità di assistenza dei propri genitori, si dovrà procedere con il ricorso all'autorità giudiziaria, per cui si renderà necessario adire il Tribunale del luogo ove risiede la persona che ha diritto agli alimenti. Durante lo svolgersi della causa, il Giudice potrà immediatamente disporre in via provvisoria la corresponsione dell'assegno e le modalità di ripartizione dell'obbligo alimentare-assistenziale; al riguardo l'art. 446 del codice civile dispone quanto segue: "Finché non sono determinati definitivamente il modo e la misura degli alimenti, il presidente del tribunale può, sentita l'altra parte, ordinare un assegno in via provvisoria ponendolo, nel caso di concorso di più obbligati, a carico anche di uno solo di essi, salvo il regresso verso gli altri."
L'azione giudiziaria presso il Tribunale, potrà essere iniziata direttamente dalla persona che versi in stato di bisogno oppure dall'amministratore di sostegno o dal tutore (che possono essere, ad esempio, anche uno dei figli presso cui dimora l'anziano genitore)
La mamma dovrebbe essere affiancata da un amministratore di sostegno, nominato dal tribunale civile, che gestisca le sue risorse sotto la supervisione ed il controllo del giudice tutelare. Se incapace di intendere e di volere, la mamma dovrebbe essere interdetta con la conseguente nomina di un tutore.
Per non incorrere nella commissione dei reati di cui all'articolo 591 del codice penale e 570 del codice penale, un figlio non deve far venire meno i mezzi di sussistenza necessari al suo genitore, incapace di provvedere a sé stesso. Al riguardo l'art. 591 del Codice Penale prevede che "Chiunque abbandona... una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a sé stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni".
L'art. 570 del Codice Penale prevede inoltre che chi fa mancare i mezzi di sussistenza a un ascendente (i genitori sono i primi ascendenti) o a un familiare è punito con reclusione fino a un anno o con una multa. Attenzione, gli alimenti sono dovuti solo da chi abbia capacità economiche a ciò sufficienti: perciò qualora la persona obbligata non abbia tali capacità economiche non potrà essere condannata dal Giudice.
Fatte queste premesse, passiamo alle considerazioni sostanziali: la mamma dal punto di vista finanziario, ha risorse adeguate per la sua assistenza in RSA oppure in casa tramite l'ausilio dei badanti. Fintanto che ci saranno i risparmi della mamma, le tue sorelle non potranno eccepire nulla nei tuoi confronti!
Il problema qual è semmai … che le sorelle potrebbero utilizzare i risparmi della mamma per i loro interessi e, magari tra un anno o due, chiederti di partecipare alle spese della RSA oppure alle spese relative ai badanti, perché i soldini della madre saranno terminati …
Per questo motivo, dovresti procedere con ricorso al tribunale civile per la nomina di un amministratore di sostegno che gestisca le risorse economiche della madre sotto la supervisione del giudice tutelare!
Tanto premesso rispondo alle tue domande seguenti.



Chiedo che cosa dispone la legge in caso di discordanza della cura dei propri genitori.

 

RISPOSTA

 

Ricordo al tribunale civile per la nomina dell'amministratore di sostegno e per decidere le modalità dell'assistenza dell'anziano.



Chiedo se vincono le decisioni della maggioranza dei figli.

 

RISPOSTA

 

Assolutamente no … non è il consiglio di amministrazione di una SRL … Decide il giudice tutelare sentito l'interessato e tutti i suoi figli.



Chiedo se possono usare i risparmi della mamma, per la sua assistenza, come credono senza interpellarmi.

 

RISPOSTA

 

Il problema è che di fatto lo stanno già facendo e quando i soldini termineranno ti chiederanno di partecipare alle spese, accusandoti di esserti disinteressata della gestione dell'anziana madre!
Al momento la madre è ancora legalmente capace di intendere e di volere, quindi ufficialmente i risparmi sono utilizzati secondo la “volontà” della madre!
E' questo che ti risponderanno un giorno le tue sorelle …
Devi ricorrere al tribunale civile per la nomina di un tutore o di un amministratore di sostegno, perché a breve i soldini finiranno ed allora sorgerà l'obbligo in capo a tutte le figlie, di partecipare alle spese per la badante o per la RSA!
Fino ad allora non sarai obbligata ad interessarti della gestione dell'anziana madre, ma visto la probabile piega che prenderanno le cose, è tuo interesse chiedere la supervisione di un giudice tutelare.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti:

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